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Pinocchio: come il burattino più famoso della storia ha influenzato l’arte

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Pinocchio: come il burattino più famoso della storia ha influenzato l’arte

di Valeria Arnaldi - 26 Novembre 2019
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«Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità», affermava Benedetto Croce. Sarà anche per questo che – ingenuo, fragile, facile a farsi tentare, profondamente “umano” senza esserlo – Pinocchio ha conquistato rapidamente prima il pubblico dei giovani lettori italiani, poi la scena internazionale, senza limiti d’età, diventando un’icona e una “musa” per molti artisti in tutto il mondo. Nel tempo, infatti, il burattino di Collodi ha affascinato l’arte, il teatro, la danza, il cinema, l’animazione, la musica e così via.

Alla figura di Pinocchio e alla fortuna del personaggio, anche come simbolo, è dedicata la mostra “Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle”, fino al 22 marzo a Firenze, a Villa Bardini, prodotta e organizzata da Generali Valore Cultura, Fondazione CR Firenze e Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron con il coordinamento di Gruppo Arthemisia.

Nascita di un burattino

«C’era una volta un pezzo di legno». È il 7 luglio 1881: Carlo Lorenzini, in arte Collodi, pubblica la prima puntata della fiaba “La storia di un burattino” sulle pagine del Giornale dei Bambini, diretto da Ferdinando Martini. A quella ne seguiranno altre sette ma Collodi non ne è entusiasta, pensa che quel lavoro sia solo «una bambinata». I lettori vogliono invece nuove avventure del burattino e Collodi le scrive pubblicandole l’anno seguente sul medesimo giornale.

Il libro

Nel 1883, la storia di Pinocchio, articolata e con alcune modifiche, viene pubblicata in volume dalla libreria editrice Felice Paggi. Titolo: “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”.

Pinocchio conquista Tolstoj

La storia di Collodi piace anche agli altri scrittori: nel 1936, a farsi ispirare è perfino Aleksej Nikolaevič Tolstoj, che scrive “La piccola chiave d’oro o Le avventure di Burattino”. Nel tempo, vari scrittori riprenderanno il personaggio di Collodi, inclusi Gianni Rodari e Alda Merini.

Il burattino si “anima”

Nel 1940, Walt Disney porta al cinema la sua idea di “Pinocchio”. È il primo lungometraggio animato a vincere un Oscar competitivo, anzi due: per la migliore colonna sonora e, con “Una stella cade”, per la migliore canzone. Walt Disney ripensa l’iconografia del burattino e la sua rilettura ispira diversi artisti.

Il “naso” di Giacometti

Bronzo, ferro, spago e acciaio sono gli elementi che, nel 1947, Alberto Giacometti impiega per realizzare l’opera “Il naso”. La testa, con il naso lunghissimo, è sospesa a un filo in una struttura metallica. A sedurre l’artista sono le tante possibili letture di storia e personaggio.

La fortuna di un pezzo di legno

Le ragioni del successo di Pinocchio nel mondo e nel tempo sono varie, come le possibili interpretazioni. Forte è il tema pedagogico, nel rispetto della novellistica di formazione e, secondo i gusti del periodo, anche con aspetti oscuri. Ad affascinare è pure l’allegoria del sociale, nel contrasto tra i desideri del singolo e le regole imposte dalla vita in comunità.

Sullo schermo

Molti gli adattamenti per piccolo e grande schermo. Ne citiamo solo alcuni. Nel 1972, è Luigi Comencini a firmare lo sceneggiato televisivo a puntate “Le avventure di Pinocchio”. Tra i protagonisti, Nino Manfredi nei panni di Geppetto, Gina Lollobrigida nella parte della Fata dai capelli turchini, Vittorio De Sica in quelli del giudice. E ancora, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia per il Gatto e la Volpe. Infine Roberto Benigni, che ha portato “Pinocchio” sul grande schermo, nel 2002, interpretando il burattino e firmando la regia

Da burattino a monumento

La prima statua del burattino è stata eseguita da Vittorio Morelli e collocata nel 1954 ad Ancona. Nel 1956 a Collodi, frazione del comune di Pescia, è stato inaugurato il Parco di Pinocchio, nato a seguito di un concorso internazionale per la realizzazione di un monumento. Vincitori ex aequo furono Emilio Greco, con il gruppo statuario “Pinocchio e la Fatina”, e la piazzetta dei mosaici, realizzata dallo scultore Venturino Venturi. Negli anni il Parco, gestito dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi, si è arricchito di ulteriori interventi. Diverse statue si trovano anche in altre città, senza dimenticare omaggi e tributi che non mancano all’estero. 

Enigma Pinocchio

La mostra “Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle” in corso a Firenze, nata da un’idea di Lucia Fiaschi, che ne è la curatrice, e Ambra Nepi, indaga la figura del burattino nell’arte contemporanea con oltre cinquanta opere tra sculture in legno, ferro e cartapesta, dipinti, bronzi, foto e video, da Bruno Munari a Mimmo Paladino, da Alexander Calder a Riccardo Dalisi, da Mario Ceroli a Sam Havadtoy. E ancora, Jim Dine, Luigi Ontani, Paul McCarthy, Francesco De Molfetta, Venturino Venturi e altri. Non manca la “corsa” dei burattini, uguali nella forma ma diversi per sfumatura di colore, firmata da Oliviero Toscani e divenuta una delle sue immagini iconiche.

Valeria Arnaldi

Valeria Arnaldi

Valeria Arnaldi è giornalista professionista  e scrittrice. Ha pubblicato libri di poesia, romanzi e saggi. Cura mostre di arte contemporanea in Italia e all’estero: ha collaborato con Commissione Europea, Unar-Presidenza del Consiglio, Regione Lazio, Provincia di Roma, Roma Capitale. Ha ideato e curato “C’era una volta… primo festival di family artentainment” di Roma Capitale. Tra i suoi libri più recenti "Chi è Banksy? E perché ha tanto successo?", "Chi è Obey? E perché fa tanto discutere?", "Che cos’è la street art? E come sta cambiando il mondo", "Gli amori di Frida Kahlo", "Tina Modotti Hermana", "Manga Art – Viaggio nell’iper-pop contemporaneo", "Roma Contemporanea – Arte a cielo aperto", "Il bacio - Icone della passione a fior di labbra".

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