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Wikipedia è tornata accessibile: ecco perché ha scioperato

di Frieda Brioschi - 14 luglio 2018
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Ieri si è concluso lo sciopero di Wikipedia in italiano, che aveva reso inaccessibili i suoi contenuti per protesta contro una direttiva europea sul diritto d’autore.

Con 318 contrari, 278 favorevoli e 31 astenuti, ieri il parlamento europeo ha bocciato la proposta e l’edizione in italiano di Wikipedia ha istantaneamente terminato il blocco.

Ma a settembre l’europarlamento ricomincerà a discutere la direttiva, la decisione è solo rimandata.

Non è la prima volta che Wikipedia ricorre a questi mezzi: anche nel 2011 l’edizione in italiano aveva reso inaccessibili le sue pagine per qualche giorno.

Il diritto d’autore e l’Europa

Ma quali sono i motivi della protesta di questi giorni? La direttiva europea sul diritto d’autore nel mercato unico digitale è un tentativo di armonizzare le norme in vigore negli stati membri sul diritto d’autore applicato alle tecnologie digitali e dunque in particolare a Internet.

Come si legge nel contesto della proposta “L’evoluzione delle tecnologie digitali ha cambiato il modo in cui le opere e altro materiale protetto vengono creati, prodotti, distribuiti e sfruttati. Sono emersi nuovi usi, nuovi attori e nuovi modelli di business. Nell’ambiente digitale gli utilizzi transfrontalieri sono inoltre aumentati e, per i consumatori, si sono aperte nuove opportunità di accesso a contenuti protetti dal diritto d’autore. Sebbene gli obiettivi e i principi stabiliti dal quadro UE in materia di diritto d’autore rimangano tuttora validi, occorre adattarsi a queste nuove realtà.

La direttiva nasce da presupposti condivisibili e in effetti la protesta non è contro la direttiva in sé, ma contro due specifici articoli: l’11 e il 13.

Articolo 11

L’articolo 11 disciplina la Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale e prevede che chi linka un articolo giornalistico o ne fa vedere una anteprima di un paio di righe dovrebbe pagare. Questo articolo si applica a tutti i prodotti della stampa e instaura un diritto della durata di 20 anni.

Questo articolo è stato previsto ispirandosi a due modelli già attivi in Germania e Spagna di “link tax” e si aggiunge al diritto d’autore già esistente, per tutelare tutte quelle forme troppo brevi (come il titolo di un articolo), che non possono essere considerate opere dell’ingegno e quindi tutelate e opportunamente remunerate.

Invece chi protesta sostiene che per sanare il modello di business dei giornali e quindi la perdita di introiti, si limiti l’accesso alle informazioni.

Articolo 13

L’articolo 13 disciplina l’Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti e prevede che le piattaforme con contenuti generati dagli utenti effettuino controlli preventivi su quanto viene caricato, in modo da intercettare e inibire eventuali contenuti che non rispettino il diritto d’autore.

L’articolo 13 ha forti sostenitori nell’industria musicale, tra cui Paul McCartney, Gianna Nannini, Placido Domingo, le etichette discografiche, tutti unanimi nel ritenere che questa sia l’unica misura per contenere il cosiddetto “value gap”, ossia il valore sottratto da chi fruisce musica in maniera atta a rispettare il diritto d’autore e quindi attraverso canali che di fatto la rendono disponibile illegalmente.

Chi protesta sostiene che questo cambi sostanzialmente internet, da luogo di condivisione e innovazione, in uno strumento di sorveglianza automatica e controllo sui suoi utenti.

Chi protesta

L’elenco di chi protesta è vasto e vede Electronic Frontier Foundation, Creative Commons, Mozilla Foundation (quelli di Firefox), European Digital Right, il movimento Wikimedia (quelli di Wikipedia!), Tim Berners-Lee (l’inventore del web) e Vint Cerf (uno dei padri di internet), Google e tanti altri.

Il consiglio direttivo di Wikimedia Foundation dichiara “La Wikimedia Foundation e i suoi progetti esistono per raccogliere il potere di un Web aperto e libero per realizzare conoscenza maggiormente accessibile per tutti. La nostra missione di creare un mondo dove ciascuno può condividere la somma della conoscenza umana richiede un Web in cui tutte le persone possono collaborare liberamente per creare e fruire conoscenza. Questa proposta dell’UE sul copyright è dannosa e contraddice tale visione. Anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa e promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, questa proposta minaccia la libertà online e crea nuovi ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni.

Cosa succede adesso

Il voto del 5 luglio è stato un tentativo di approvazione rapida della direttiva che non ha sortito l’effetto sperato. Ora la direttiva torna all’europarlamento per ulteriori discussioni e sarà possibile presentare nuovi emendamenti.

La decisione su come trattare il diritto d’autore nell’epoca digitale, come estenderlo se necessario e come applicarlo, è solo rimandata.

Frieda Brioschi

Frieda Brioschi

Consulente in comunicazione digitale, formatrice e divulgatrice. Dal 2009 tiene corsi di formazione sul digitale (web, social media & social network, Wikipedia); insegna allo IED. Dal 2003 si occupa di divulgare in Italia Wikipedia e i temi della cultura; è stata fondatrice e per lungo tempo presidente di Wikimedia Italia; per due mandati è stata membro del Board of Trustees di Wikimedia Foundation. Come consulente si occupa di progetti di innovazione digitale per grandi aziende.

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